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                                                                                                                                            (Alfonse de Lamartine)

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Dalle illustri origini fenicee e - successivamente - importante colonia dei Cartaginesi e base navale dei romani, la cittadina rinasce con gli arabi i quali, chiamandola Marsa Allah - da cui Marsala - realizzano all'interno di un recinto di mura quadrilatere protetto da un castello, l'attuale impianto urbanistico secondo modelli insediativi islamici.

 

Centro attuale della cittadina è la piazza della Repubblica, dove vi si prospettano il Palazzo Senatorio, con la torre dell'orologio, loggia e portico, ed il settecentesco Duomo, dedicato a S. Tommaso di Canterbury e con l'interno ricco di sculture della scuola del Gagini. A ridosso dell'abside, di notevole interesse il Museo degli Arazzi, arricchito da 8 stupendi arazzi fiamminghi raffiguranti episodi di Tito in Palestina.

 

La visita della cittadina continua con il cinquecentesco Monastero di S. Pietro - con al suo interno un pregiato museo garibaldino - il mutilato Castello, riedificato dai Normanni, la Chiesa del Purgatorio, dalla ricca facciata barocca, e la chiesetta di S. Giovanni con la grotta dove, secondo la leggenda, sarebbe vissuta la Sibilla di Lylibeo.

 

Di notevole interesse la visita al Museo Archeologico di Baglio Anselmi, ricco di materiali preistorici del comprensorio, nonché di una ben conservata nave punica.

 

Si suggerisce la visita dell'Insula Romana, resti di un quartiere dell'antico nucleo romano, costituito da una grande villa del III sec. d.c., di un edificio termale con mosaici pavimentali policromi, nonché magazzini, cisterne e tombe di una necropoli paleocristiana.

Il Museo degli Arazzi custodisce 8 arazzi fiamminghi del 1500 donati alla Chiesa Madre di Marsala da Mons. Antonio Lombardo, arcivescovo di Messina, di origine marsalese, vissuto nel 1500. Gli arazzi, di grande dimensione e di notevole pregio, raffigurano scene della guerra tra Romani e Giudei tra il 66 e il 70 d.C. e prendono spunto dal testo di Giuseppe Flavio "La guerra giudaica". 

Recentissimi scavi archeologici hanno consentito di individuare aree catacombali in vari punti della città moderna di Marsala, accessibili dalle camere sotterranee di ipogei punici e, per questo motivo, al momento non visitabili, tra i quali l'ipogeo di Crispia Salvia Santa Maria della Grotta ed il complesso catacombale dei NiccoliniUn caso particolare riveste l'ipogeo di Crispia Salvia. La camera sepolcrale sotterranea, che contiene sei sepolture, ha le pareti interamente ricoperte da scene figurate e motivi decorativi contraddistinti da una vivace policromia. Questo monumento riveste una rilevante importanza poiché, allo stato delle attuali conoscenze, non sono note tombe simili con pareti dipinte. Dalle analisi preliminari si può considerare l'ipogeo di Crispia Salvia nell'ambito della pittura romana di età tardo-imperiale. La vasta area compresa fra la chiesa di S. Maria della Grotta e quella dei Niccolini è caratterizzata, oltre che da latomie riconducibili alla fase punica della città di Lilybeo (IV-II sec. a.C.), anche da diversi complessi catacombali variamente articolati. Tra i sepolcri paleocristiani; è stato rimesso in luce un complesso composto da arcosoli decorati con scene dipinte e pavimentazione con mosaico policromo a disegno geometrico ed un pannello che raffigura un vaso biansato. Dai dati di scavo, ancora in corso di studio, i complessi catacombali sono riconducibili fra il III ed il IV sec. d.C..

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