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                                                                Non c'è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita
                                                                                                                                            (Alfonse de Lamartine)

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Roghudi, di origini remotissime, mantenne un ordinamento feudale sino al 1811, anno in cui venne eretta a Comune. Situato nel cuore dell’Aspromonte, nel luogo dove confluiscono due fiumare, tra cui la famosa Amendolea, subì gravi danni per il terremoto del 1783.

Ma il borgo fu abbandonato a causa di due alluvioni, nel 1971 e 1973, che resero inagibile l’intero paese, arroccato su un crinale a ridosso delle due fiumare. Grazie alla sua posizione isolata ha potuto conservare più a lungo dei centri vicini i suoi costumi, le sue usanze, e soprattutto il suo dialetto che mantiene inalterate tutte le caratteristiche degli idiomi dei Greci di Calabria, costituendo una zona etnografica e folkloristica di rilevante interesse.

NEI DINTORNI

“Rocche del Drago” e la “Caldaie del Latte”: due formazioni geologiche che sembrano stare a guardia dell’intera vallata. La “Rocca du Dragu“, grosso monolite, ha sul suo fianco inciso due cerchi a forma di grandi occhi. Le Caldaie del latte, invece hanno la forma sferica. Queste hanno suscitato nel popolo la leggenda che li vorrebbe utili per nutrire un drago, custode di un immenso tesoro. Per alcuni invece il nome deriverebbe dalla loro forma. Simile alle “Cardara”, ea pentole in cui si bolliva il latte.

 

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